mercoledì 6 maggio 2009

l mercato, liberatosi dalle leggi fasciste, si è incagliato nel paradiso subprime Il mercato lasciato a sé stesso combina guai. La scoperta non è di oggi. C'è già stato un tempo nel quale il padrone della miniera non operava discriminazioni. Faceva lavorare tutti: giovani, vecchi, donne e bambini. Dotato di un profondo senso di equità, non li pagava allo stesso modo; e così evitava ingiustizie. Un bambino spostava una quantità di carbone inferiore a quella lavorata da un adulto ed era giusto che avesse un salario più basso. Se il bambino rifiutava la scuola e sceglieva la miniera, perché impedirglielo? Perché usargli violenza e costringerlo a stare ore e ore curvo su un banco con il rischio di una scoliosi? Anche il padrone della risaia si richiamava agli stessi princìpi di equità. Pagava centinaia di donne che si rinfrescavano intere giornate in acqua, con la testa coperta da vacanzieri cappelloni di paglia, e che si abbronzavano gioiose raccogliendo uno per uno i preziosi chicchi di riso. Che bello spettacolo e quanta allegria! A non parlare della soddisfazione che il padrone provava, una volta finita la raccolta, a restituire quelle lavoratrici alle loro famiglie. Una soddisfazione che accomunava i padroni terrieri in un solidale abbraccio fraterno. Anche negli uliveti, nei vigneti e nei campi di grano chi lavorava era trattato con generosità. A mietitura completata, fatta la vendemmia, le ulive raccolte e messe a posto, uomini, donne e bambini venivano generosamente restituiti ai loro affari domestici. Poi arrivarono le teste calde: nelle campagne e nelle fabbriche cominciarono gli attacchi alla libertà di lavoratori e lavoratrici. Un brutto giorno serpeggiò una parola terribile: sciopero. Fu il principio della fine. Un liberticida governo obbligò i bambini ad andare a scuola. Furono promulgate leggi che stabilivano l'orario settimanale di lavoro, strappandolo con violenza fascista alla libera contrattazione delle parti. Da quel momento si imboccò la china dell'aumento del costo del lavoro e della crescita della spesa sociale. L'invenzione delle pensioni diede il colpo di grazia. Non s'era mai visto. Un povero vecchio - che ancora tanto avrebbe potuto dare alla società - era costretto a mettersi a riposo e doveva subire l'umiliazione terribile di una paga mensile senza potersela guadagnare, stando in ozio. Con il tempo (e con pazienza mista ad inventiva) il libero mercato aveva poi ripreso il sopravvento. I soldi virtuali hanno dominato l’andamento delle materie prime (petrolio in testa), i costi e i prezzi dei prodotti alla vendita, nonché la salute o la malattia delle aziende. Sono tornati di moda i lavori a cottimo (con mille denominazioni nuove, del tipo “a progetto”) e tutto è andato liscio. Poi il patatrac subprime. E ora si ricomincia.

IL VIRUS OPPORTUNISTA

Il virus opportunista…
Marcello Pamio - 4 maggio 2009

Mi hanno scritto diverse persone che vivono in località diverse del Messico e tutte confermano che il virus dei suini non si vede...se non in tivù.
Sappiamo che i virus non si vedono a occhio nudo, ma lì non si vedono neppure i morti, non si vedono i funerali, non si sentono le testimonianze dei parenti di questi presunti morti.
L’unica cosa che non manca sono le mascherine e l’isteria di massa: panico fomentato dal governo e dai media per motivi ben precisi, che adesso vedremo.
Prima però facciamo un salto temporale indietro di qualche mese.

A febbraio scorso (attenzione alla data), nella località messicana La Gloria, nel municipio di Perote (Stato di Veracruz), c’è stata una strana ondata di infezioni respiratorie, con sintomi tipici dell’influenza, che ha colpito il 60% della popolazione. Su circa 3000 abitanti ci sono stati dei morti, il cui il numero esatto non si conosce: sicuramente 3 minori!
Secondo il quotidiano "La Jornada" ci sono stati 616 casi di I.R.A.: infezione respiratoria acuta.
Ufficialmente invece, i primi casi di “infezioni virali” sarebbero avvenuti a metà aprile!
Nella cittadina di Perote sorge casualmente la Granjas Carroll de Mexico, una transnazionale che trasforma i suini in “qualcosa” da ingurgitare.
Questa ditta scarica i liquami e vari rifiuti chimici e organici nelle lagune di ossidazione del territorio e questo potrebbe avere inquinato le falde e quindi l’acqua potabile dei paesi adiacenti, come La Gloria. Da diversi mesi infatti i cittadini locali si lamentano (arrivando anche a bloccare l'autostrada) dell'enorme inquinamento e dell'aria irrespirabile.

Granjas Carroll de Mexico Logo

La Granjas Carroll, multata ed espulsa dagli Stati Uniti nel 2006 per grave inquinamento ambientale, era stata denunciata per lo stesso motivo anche in Messico nel 2007, ma qui le autorità sanitarie si sono girate dall’altra parte...
La cosa interessante, che potrebbe spiegare il menefreghismo delle autorità, è che la Granjas ha come soci (al 50%) la Smithfield Food Inc. statunitense!

La Smithfield è semplicemente il "primo trasformatore di suini del mondo" che ha come azionisti: Barclays, Wellington management Co (investimenti finanziari), Eaton Vance Corp. (servizi finanziari), John Hancock Financial Services (servizi finanziari), Lord Abbett 6 Co., Wachovia Corp. (settima banca privata al mondo), Cofco (primo importatore di cereali dalla Cina), e fattura qualcosa come 12 miliardi di dollari all’anno (dati 2007)[1].
Ecco perché le autorità messicane, invece di bonificare aziende e multinazionali colpevoli di devastare l’ambiente (terra, acqua e aria) e di sfruttare in maniera miserabile gli animali, fanno orecchie da mercante e legiferano decreti ad hoc…
Come la legge approvata martedì 28 aprile 2009 (con 87 voti a favore e 10 contrari) dal Senato messicano sugli stupefacenti, che permetterà a chiunque di portare con sé 2 grammi di oppio, 50 milligrammi eroina, 5 grammi di cannabis o marijuana, 500 milligrammi di cocaina, 0,015 milligrammi di L.S.D. e 40 grammi di metanfetamine (come il Ritalin). [2]
Un bel regalo ai Padroni americani, visto che la centrale del narcotraffico a livello internazionale ha sede proprio in America, e uno dei diretti interessati è l'ungaro-israelo-statunitense George Soros.
Che sia questo il motivo della visita di Obama al presidente Calderon il 16 aprile scorso?

Non finisce qua, perché la situazione allarmante del fantomatico virus suino, ovviamente creata ad arte, serve anche per far passare leggi contro le libertà individuali: 11 settembre 2001 docet (Patriot Act).
Innanzitutto dal 28 aprile il governo di Città del Messico ha fatto chiudere ristoranti, bar, supermercati e scuole fino al 6 maggio prossimo, come se da quel giorno la pandemia e il contagio non preoccuperanno più. Questo per isolare le persone evitando, con la scusa del contagio, le riunioni.

Il 30 aprile chiuse tutte le attività commerciali pubbliche e private ad eccezione delle banche (i veri proprietari), ospedali (per somministrare farmaci ed eventualmente vaccini), farmacie (per le mascherine) e ovviamente i benzinai.
Dall’altra parte la Camera dei Deputati del Messico ha varato una nuova legge che permette alla Polizia Federale di intervenire sulle chiamate.[3]
Con 303 volti a favore, 13 contrari e 2 astenuti, verrà modernizzato il sistema di polizia federale del Messico e permetterà loro:
- Controllare, attraverso le società di telecomunicazioni, telefonate, posta elettronica e siti internet. Il tutto alla faccia della libertà di parola e di espressione;
- Le imprese private saranno costrette a fornire informazioni sul proprio personale;
- La polizia federale potrà infiltrarsi in associazioni, gruppi, movimenti civili, ecc., per prevenire ovviamente colpi di stato e terrorismo...

Nell’aeroporto di Città del Messico sono stati installati monitor termici per impedire che viaggino persone con una temperatura corporea superiore ai 37,50 °C.
Follia pura? Ovviamente no, lo scopo è esattamente quello di creare isteria e panico di massa.

Qui in Messico, l’unico virus che appare nella scena è il virus del controllo globale.
Nessuna pandemia, nessun mostro in grado di sterminare la popolazione, ma semmai le classiche e semplici infezioni batteriche isolate, amplificate dai media e trasformate in “terrorismo di stato” dal governo messicano e in “pandemia globale” dall’O.M.S.

In questo caso il mostro non è il povero suino o il virus (inventato o no), ma l’uomo stesso.
Sapete per esempio come i maiali vengono allevati e infine macellati?

Ecco la situazione dei maiali: a sinistra la scrofa "tenuta in posizione" per allattare e svezzare la futura "carne da macello".
In centro e a destra i "confortevoli" e "igienici" habitat...

Animali stressati, rinchiusi per tutta la misera vita in un loculo, che tendono a mordersi la coda e per questo gli viene tagliata assieme ai denti e alle orecchie. I maiali in simili condizioni muoiono di P.S.S. (Porcine Stress Syndrome), se non vengono schiacciati dal loro stesso peso, quanto vengono ingozzati.
Per non parlare delle iniezioni di antibiotici per le sempre più frequenti infezioni; gli ormoni per accelerare la crescita delle carni; psicofarmaci per sedare lo stress, ecc.
Tutto questo – provato dall’inchiesta di Giuliano Ferrieri pubblicata nell’Europeo nel 1991 – finisce nella fogna e nel piatto (qual è la differenza?)
Assieme alla carne di suino (dipende dagli standard d'igiene del singolo produttore) quindi possiamo mangiare:

- Ormoni
- Antibiotici
- Fattori di crescita
- Virus
- Beta-bloccanti
- Ritardanti tiroidei
- Psicofarmaci
- Pesticidi

Prosciutti, salami, insaccati, salsicce, wurstel e altre prelibatezza suine (visto che non si butta via niente), possono veicolare farmaci, antibiotici e agenti batterici pericolosi e infatti non è strano trovare tossine prodotte da batteri come l’Escherichia coli, oppure altri virus tossici e dannosi per l’uomo, ma che nulla c’entrano con la propaganda chiamata “febbre del suino”.
Il grosso problema semmai è che con la scusante di qualche caso sporadico di infezione (batterica), inizino con le vaccinazioni di massa, allora e solo allora, la situazione potrebbe veramente degenerare e diventare pandemia!

Vi lascio con questa simpatica vignetta pubblicata dal quotidiano "La Jornada"...

Tratto da "La Jornada"

"Il problema non è che mancano i 'tappabocca' (mascherine)
...ma che ci sono troppo bocche da tappare..."




[1] Sito ufficiale della Smith Field Foods http://www.smithfieldfoods.com/our_company/history.aspx)
[2]Senado aprueba la ley contra narcomenudeo!”, http://www.eluniversal.com.mx/notas/594310.html
[3] Con nueva ley, Policía Federal podrà intervenir en llamadas”, http://sdpnoticias.com/sdp/contenido/2009/04/23/382531

www.disinformazione.it

martedì 5 maggio 2009

AUTONOMI NAZIONALISTI

Si possono far risalire le radici del concetto di Autonome Nationalisten in Germania agli inizi degli anni ‘90, intorno a personaggi storici della Resistenza Nazionale, come Michael Kuhnen.
In seguito all’ondata di divieti e proibizioni di partiti e gruppi che prese il via con la strumentalizzazione degli eventi di Rostock e Hoyeswerda tra il 1992 e il 1993, alcuni militanti (che non nascondevano un certo interesse per l’efficienza organizzativa e per alcune forme di azione della sinistra radicale) svilupparono un nuovo concetto di attivismo nazionalista, basato su piccoli gruppi autonomi, senza legami organici con partiti e associazioni (‘Organizzarsi senza un’organizzazione’) ma legati attraverso modalità di azioni.

Il movimento assunse inizialmente il nome di ‘autonome Rechte’ e in seguito ‘führungsloser Widerstand’ (Leaderless Resistence, sulla scia di altri movimenti europei che negli stessi anni stavano applicando lo stesso concetto), ‘Freie Kameradschaften’ e ‘Freie Nationalisten’ o anche ‘Freie Kräfte’.


Questo network ‘disorganizzato’, basato su gruppi regionali informali e decentralizzati (composti spesso da non più di 20-25 militanti), cominciò ad assumere il ruolo, nella seconda metà degli anni ’90, di avanguardia militante del movimento.
L’intero network non era quindi un partito vero e proprio, con tessere e sedi, ma poteva essere considerato più propriamente come una STRATEGIA (‘una serie di linee guida generali usate per impostare e successivamente coordinare le azioni concrete tese a raggiungere lo scopo, in modo da dare loro la massima efficacia. La strategia si applica a tutti i campi in cui per raggiungere l'obiettivo sono necessarie una serie di operazioni diversificate, la cui scelta non è unica e/o il cui esito è incerto, e che quindi non possono essere pianificate a priori ma devono essere decise di volta in volta’), che può essere individuale o basata su gruppi locali, tesa a unire gli attivisti in base alle Idee e alle modalità di operare, senza che alle spalle ci debba essere per forza una struttura politica. Tutto ciò non comportò però una dissociazione netta dai partiti dell’area, come l’NPD, con cui si continuò a collaborare ed interagire.

Questa strategia rimase tale fino a circa il 2002, periodo in cui ci fu un ulteriore evoluzione, sia di nome che di significati. A Berlino gruppi e attivisti di base impegnati sul fronte Anti-antifa cominciarono ad aderire a questo nuovo concetto militante.
Proprio nella capitale, durante la dimostrazione organizzata dall’NPD per la giornata del Primo Maggio, sfilò pure, con scudi neri, striscioni militanti e cartelli, un folto gruppo di ‘NR Schwarze Blöcke’ (Blocco Nero Nazionalrivoluzionario).


Se all’inizio questi gruppi, che iniziarono a questo punto a definirsi ‘Autonome Nationalisten’ (Autonomi Nazionalisti), differivano poco dall’immagine tipica dei militanti nazionalisti, nel giro di breve emerse una nuova concezione che differiva sia nell’estetica-abbigliamento, con una netta preferenza per le Stormfighter Jackets, i cappellini neri, cappucci e bandane (aspetto pratico non indifferente: rimanere difficilmente identificabili durante le attività politiche, specie nei grandi centri urbani, dove è ancora forte e pericolosa l’attività di contrasto violento degli antifa), che per gli slogans politici (più nettamente antimondialisti e anticapitalisti).
Questo nuovo approccio non fu esente da critiche all’interno della scena nazionalista. Anche sui forum di Internet scoppiarono appassionate e violente discussioni tra ‘autonome Nationalisten’ e i ‘tradizionali’ estremisti di destra.
Questi cambiamenti di tattiche e slogan non hanno però assolutamente portato a grosse modifiche ideologiche, ma spesso si fa riferimento ad una sorta di Nazionalismo Moderno. Tutto il concetto di Autonomi Nazionalisti rappresenta senza dubbio una modernizzazione delle tattiche e strategie politiche. Come spiega uno dei fondatori berlinesi del movimento: 'la differenza tra noi e gli altri gruppi non risiede tanto nelle diversità ideologiche, quanto nelle forme e modalità di azione'.